Abbraccio&Psiche: qualche aiuto dalla nutraceutica

Corpora non agunt nisi fixata; lo sosteneva Paracelo prima, Paul Ehrlich qualche centinaio d’anni più tardi; e nei secoli dei secoli si è avuto modo di constatarlo scientificamente; la pandemia da Covid-19 ne ha osmotizzato il concetto in termini relazioni e antropologici.

Se ne parla ogni giorno con maggiore attenzione e risonanza: quali gli effetti sulla psiche e le relazioni sociali? Chi se subisce maggiormente i condizionamenti?

L’infezione, a quanto pare, rappresenta un contagio anche emotivo e affettivo, ma particolare, quale fascia di età ne risente più pesantemente?

<<Se parliamo di adolescenza facciamo riferimento ad un periodo davvero poco definibile – fa sapere il dottor Rosario De Giglio psichiatra-psicoterapeuta, Responsabile sanitario di Struttura Riabilitativa Psichiatrica –  <<L’adolescenza parte dopo la pubertà, quindi dai 15 anni circa e dovrebbe durare fino ai 21; ma oggi in un numero crescente di casi, sembra tendere persino a prolungarsi oltre i 25. Sicuramente rappresenta una delle fsce più deboli proprio perché di passaggio e di sviluppo della personalità. Il coronavirus non si contagia per contatto diretto; il passaggio è determinato dalla stretta di mano, dall’abbraccio, da quei gesti cioè, che riguardano proprio la sfera dell’affettività sia in casa, quindi in famiglia, che al di fuori delle pareti domestiche>>

Per quanto per i ragazzi in età scolare, il confine tra vita realtà e vero somiglianza digitale sia un fenomeno a cui si sta assistendo da tempo, la condizione pandemica ha ulteriormente amplificato il canale in direzione del processo tutto a favore dell’etere. Quello che viene a mancare è proprio il contatto, semplice e diretto. Nelle scuole certo, ma anche al di fuori di esse, dove a quel punto; l’analisi diventa anche educativa, civica e sociologica

Ci domandiamo se questo periodo di deprivazione può determinare delle conseguenze di tipo organico. Basti pensare, per esempio, agli effetti dello stress con eventuale aumento del rilascio del cortisolo o una riduzione nella produzione di endorfine per via di una diminuita attività sportiva o comunque motoria. Questo può accadere. Il primo caso, quello relativo ad una alterata concentrazione organica del cortisolo che è a tutti gli effetti un ormone che regola un gran numero di funzioni organiche può tradursi in alterazioni fisiologiche. Anche l’assenza di movimento, con conseguente riduzione della produzione di endorfine, può determinare delle condizioni di ansia o di depressione.

Cosa si può fare effettivamente per questa giovane generazione? Può aver senso pensare all’utilizzo di integratori a base di L-acetil carnitina, acido alfa lipoico, citicolina e vitamine del gruppo B?

Queste molecole possono effettivamente tornare d’aiuto, anche in termini di predisporre l’attività del sistema immunitario, ma non può certo sostituirsi al movimento o a delle buone abitudini quotidiane. La carnitina, per esempio ha un effetto eccitatorio, per cui si sconsiglia l’utilizzo nelle ore serali o notturne; le vitamine del gruppo B assolvono varie funzioni e sono un buon carburante. Quanto all’attenzione, ecco, l’attenzione invece non è mai soggetta a una diminuzione; cioè, non esiste “la mancanza di attenzione” se mai uno spostamento di essa.

 

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