Allergie e intolleranze alimentari: facciamo chiarezza

Fioccano fantomatici test per le intolleranze ed allergie alimentari che di scientifico e veritiero hanno ben poco, quindi facciamo attenzione e chiarezza!

I termini allergia e intolleranza alimentare oggi sono molto utilizzati, ma spesso in modo scorretto e, per questo motivo, è opportuno dare definizioni e chiarimenti.

Allergie alimentari

L’allergia è una reazione avversa anomala dell’organismo a particolari sostanze, dette allergeni, presenti negli alimenti, che scatenano una stimolazione del sistema immunitario correlato ad alcuni organi bersaglio come naso, gola, pelle, tratto gastro-intestinale. I sintomi sono provocati dall’assunzione anche di piccole quantità dell’alimento incriminato e possono essere di differente entità a seconda della predisposizione soggettiva: si va da un fastidioso rush cutaneo, con prurito e puntini rossi, all’aumento della produzione di muco nelle vie aeree, a sintomatologie gastriche e intestinali con crampi più o meno dolorosi, fino a casi più gravi di disidratazione, ingrossamento dei linfonodi, difficoltà nella respirazione e nella deglutizione, fino allo shock anafilattico. Le principali sostanze coinvolte in manifestazioni allergiche sono di natura proteica e si trovano in alimenti come latte, uova, crostacei, soia, e frutta secca; ma possiamo ritrovarle anche in altri cibi come frutta (mele, fragole, pesche, ciliegie, kiwi), verdura (sedano), vino rosso e additivi coloranti (rosso carminio E124).

Intolleranze alimentari

L’intolleranza prevede, invece, il coinvolgimento di altri meccanismi del nostro corpo e dipende da sostanze particolarmente attive presenti negli alimenti o da un disturbo della digestione o dell’assorbimento di alcuni principi alimentari.

Esse agiscono in relazione alla quantità di alimenti non tollerati ingeriti, con un fenomeno di accumulo di tossine, che determina l’insorgere di sintomi spesso simili a quelli allergici.

Possiamo distinguere intolleranze di tipo farmacologico o di tipo metabolico. Le prime sono tipiche di casi in cui si manifesta un’ipersensibilità nei confronti di sostanze come la tiramina contenuta in alcuni formaggi stagionati che crea emicrania ed ipertensione oppure le xantine contenute in caffè, the, cioccolata che possono provocare in soggetti particolarmente sensibili episodi di tachicardia, reflusso esofageo, insonnia.

Le intolleranze di tipo metabolico sono le più diffuse e possono coinvolgere diversi fattori. Tra queste, troviamo le amminoacidopatie che derivano dalla carenza o dall’assenza di alcuni enzimi metabolici, per esempio la fenilchetonuria, una malattia rara causata dall’intolleranza alla fenilalanina, un amminoacido contenuto in moltissimi alimenti. Inoltre, riscontriamo la tanto diffusa intolleranza al lattosio, causata dall’incapacità di molti individui di digerire lo zucchero del latte, a causa della carenza degli enzimi specifici, con conseguenti sintomi gastrointestinali; questo tipo di intolleranza può essere permanente o di tipo transitorio. Anche la celiachia fa parte di questa categoria ed è un’intolleranza metabolica permanente al glutine, responsabile di danni alla mucosa intestinale, non guaribile in quanto derivata da una malattia autoimmune, la cui unica terapia è quella alimentare con l’eliminazione del glutine dalla propria dieta.

Metodi diagnostici sicuri e attendibili

I metodi diagnostici più comunemente usati sono i classici test cutanei (skin prick test) e la ricerca di anticorpi specifici nel sangue tramite prove immunochimiche, per esempio il test ELISA disponibile anche in molte farmacie, con tecnologie approvate dalla comunità scientifica, ma spesso dose-dipendenti e quindi non completamente attendibili.

Esistono, inoltre, innovativi test disponibili anch’essi in molte farmacie in cui si valuta lo stato infiammatorio del nostro corpo derivato dal cibo: in tal caso non si parla di allergie o di intolleranze alimentari, ma di ipersensibilità transitorie a cibi che generano nel nostro corpo l’aumento del livello infiammatorio sistemico con conseguenti manifestazioni di malessere, cattiva digestione e disturbi intestinali, frequenti malanni e infezioni batteriche o micotiche. L’infiammazione dovuta alla ripetuta assunzione di gruppi alimentari o al loro eccesso, è un ambito di interesse scientifico recente che illustra come si possano determinare specifiche malattie acute o favorire lo sviluppo di malattie croniche e degenerative. L’analisi dell’infiammazione da cibo e di tutti i disturbi correlati ha permesso di imparare a controllare con l’alimentazione l’accumulo di citochine infiammatorie che agiscono sull’organismo come veri e propri messaggi e segnali, determinando effetti sul metabolismo, sul sistema immunitario, sul sistema neuropsichico e su quello ormonale.

La possibilità di misurare, attraverso questi test innovativi, citochine infiammatorie come BAFF e PAF, TNF-alfa e Interleuchina 6 e soprattutto di definire per ogni persona infiammata il profilo alimentare personale, scoprendo quali cibi siano stati usati in eccesso, ha aperto nuove strade per orientare in modo individuale le scelte alimentari e poter prevenire e curare un vasto numero di malattie e disturbi o, ancor meglio, per mantenersi sani.

 

Il riconoscimento dei segnali che manda il nostro corpo, lo svolgimento di test approvati e sicuri e la cura adeguata sono gli strumenti necessari per affrontare al meglio, senza seguire le mode o i passaparola, un disturbo che purtroppo moda non è.

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