Chiodo scaccia chiodo

Doposbronza? Purtroppo la lingua italiana non possiede un termine più preciso di questo. Testa che pulsa, sete violenta, nausea, corpo gelatinoso, dolori generalizzati. E un solo desiderio: «Datemi qualcosa per star meglio».

Wayne Jones, specialista di alcol al Laboratorio nazionale di tossicologia forense di Linköping (Svezia), scagiona l’etanolo e i suoi sottoprodotti, e contemporaneamente spiega perché bere altro alcol allevia i postumi della sbronza. Secondo Jones il vero colpevole è il metanolo, e non l’etanolo. Il metanolo si trova in tutte le bevande alcoliche: i vini più scuri e i liquori come cognac, brandy di frutta e whisky ne contengono di più, a volte fino al 2 per cento del volume. Distillati come la vodka ne contengono meno. Nel 1987 Jones e i suoi colleghi dimostrarono che alcuni volontari cominciavano a soffrire i sintomi del doposbronza ben dopo che l’etanolo e i suoi sottoprodotti erano stati eliminati. La gravità dei postumi dipendeva da quanto metanolo c’era nelle bevande.

Jones ha dimostrato che gli enzimi alcol deidrogenase e aldeide deidrogenase funzionano sia con l’etanolo sia con il metanolo, ma che sono molto meno efficienti nell’eliminare il metanolo. Mentre trasformano piuttosto in fretta l’etanolo in acido acetico, ci mettono dieci volte più tempo a degradare il metanolo in una sostanza, l’acido formico, che tra l’altro è molto velenosa e può provocare i postumi della sbornia. Continuare a bere all’ indomani di una sbronza, aggiunge Jones, costringe l’organismo a occuparsi ancora dell’etanolo (compito prioritario degli enzimi) e rallenta l’eliminazione del metanolo, che viene spezzato in tempi più lunghi, per cui i postumi si alleviano. Una strategia del genere può ridurre i sintomi nell’immediato, ma la verità è che aggrava la situazione generale.

La maggior parte dell’etanolo ingerito come noto giunge al fegato. Qui, nelle cellule dette epatociti, si mettono all’opera gli enzimi. Il primo è l’alcol deidrogenase, che converte l’etanolo in una sostanza più velenosa chiamata acetaldeide. Per fortuna, prima che possa fare troppi danni, un secondo enzima (l’aldeide deidrogenase) converte l’acetaldeide in acido acetico, relativamente innocuo. Quest’ultimo finisce nella vescica e viene quindi eliminato.

La causa più probabile del doposbronza è una disidratazione devastante. Quando l’alcol arriva alla ghiandola pituitaria, posta alla base del cervello, blocca la produzione di vasopressina, ormone antidiuretico. Quest’ultimo, in situazione normale, mantiene l’equilibrio idrico del corpo ordinando ai reni di riassorbire acqua dalle urine. Senza vasopressina si comincia invece a eliminare (attraverso la pipì) più acqua di quanta se ne assorba. L’organismo reagisce mettendo in circolo tutta quella che trova, prendendola anche a prestito dal cervello, che di conseguenza si restringe. Sono probabilmente i recettori della dura madre (membrana che avvolge il cervello e che si deforma anch’essa) a provocare il mal di testa. In questo caso, analgesici come l’ibuprofene possono aiutare. Si giustifica così il vecchio rimedio, quello di bere molta acqua prima di addormentarsi (ricostituisce le scorte e lava via l’alcol dal cervello).

L’alcol ha anche un altro effetto sgradito: spezza il glicogeno (sostanza che immagazzina gli zuccheri nel fegato), che viene trasformato in glucosio ed eliminato con la pipì. Risultato, carenza di zuccheri e la debolezza tipica dell’ hangover.

Infine alcuni ricercatori hanno dimostrato come nel post eccesso ci sia un aumento nei tessuti delle citochine infiammatorie il che provoca una ipersensibilità ai dolori generalizzati

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