Conoscersi e ascoltare: binomio di forza

Un 2020, anno bisestile, un anno degno del più nefasto calendario Maia. Un virus che si è insinuato rumorosamente nelle nostre vite e ci ha riscoperto fragili, vulnerabili e soprattutto ci ha colto impreparati.

Il senso di disorientamento che abbiamo vissuto ha portato inesorabilmente a sperimentare dei crolli emotivi, dai quali è stato difficile difendersi senza i giusti mezzi.

Non siamo certo tutti uguali e c’è chi ne è uscito fortificato e chi  massacrato psicologicamente con l’incapacità di gestire con le giuste strategie di coping tutte quelle situazioni stressanti che ha vissuto.

Non tutti hanno fronteggiato la paura con le stesse modalità, e ciò che dell’altro ci è sembrato ingiustificato, immorale, molto spesso ha nascosto in realtà un’incapacità di riuscire a mettere in atto dei giusti meccanismi di difesa. Abbiamo cercato di mascherare il nostro bisogno di protezione ed inevitabilmente ci siamo scontrati con la più brutta delle sensazioni, la vergogna nel doverci mostrare fragili. Togliere la nostra maschera impavida ci ha portato a mostrare le nostre imperfezioni, ci ha reso vulnerabili.

Solitamente più forte è l’armatura, più fragile è chi si cela dietro quell’ armatura, che pesa come un macigno ma che ci protegge dalla paura di poter perdere la nostra identità o di non essere all’altezza di un mondo che ci vuole sempre in prima linea. Non sempre essere fragile però equivale ad essere un debole, ma ci permette di sentire con maggiore intensità quello che accade intorno a noi. Potremmo quindi riscoprirci sensibili,una sensibilità che richiama l’empatia, la capacità di riuscire a sintonizzarsi con lo stato d’animo dell’altro.

La nostra figura professionale ha avuto proprio questo ruolo, siamo stati spalle su cui piangere, muri contro il terrore, armi a favore della tanto agognata normalità. Abbiamo riscoperto la forza della parola di conforto, l’importanza dell’ascolto che ci ha fatto tornare uomini prima che professionisti. Il percorso psicologico che abbiamo affrontato in “trincea” ci ha restituito una forte umiltà di essere umani, una debolezza dettata dalla fatica che ci ha conferito un legame indissolubile con i nostri interlocutori.

ξέρετε και ακούστε (conosci e ascolta)

 

 

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