Cortisone topico e calore, come sconfiggere la puntura di tracina

Chi d’estate, al mare, non ama camminare sui fondali sabbiosi?

E’ bene sapere che questa salutare (e rinfrescante) abitudine può però nascondere una temibile insidia rappresentata di un piccolo pesce, la tracina, la cui dolorosa puntura inocula un veleno in grado di scatenare una forte reazione allergica.

La tracina, pesce appartenente alla famiglia delle Trachinidae, è conosciuto anche come pesce ragno ed è diffuso su tutti i litorali sia del Bel Paese che dell’Europa, dal Mediterraneo all’Oceano Atlantico, dal Mar Nero al Mare del Nord. Vive esclusivamente in mare, su fondali sabbiosi, di norma entro i 30 metri di profondità.

Questi pesci si mimetizzano perfettamente nella sabbia rendendo particolarmante difficile, se non impossibile, individuarli dalla superficie anche in acque poco profonde e trasparenti.

Il pericolo si nasconde nel veleno contenuto nelle cinque o sette robuste spine dorsali che caratterizzano il dorso del pesce. In condizioni di riposo le spine mantengono un grado di inclinazione molto piccolo tale da risultare abbassate, mentre raggiungono una posizione eretta non appena la tracina si sente disturbata (ad esempio dall’avvicinarsi di bagnanti) o si accinge a cacciare. Le spine dorsali sono collegate ad un tessuto spugnoso che produce veleno.

Tale veleno contiene sostanze proteiche tra le quali spicca la dracotossina, una molecola molto instabile, sensibile alla temperatura. Sono presenti anche serotonina e istamina, in grado di contribuire alla reazione allergica alla puntura e ad altre reazioni a carattere generale tra cui il senso di panico che subentra nelle persone immediatamente dopo la puntura.

Nella maggior parte dei casi, le persone vengono punte dalle tracine ai piedi. Il dolore è puntoreo e istantaneo, può durare parecchie ore e può estendersi a tutto l’arto. Il punto di inoculazione del veleno si caratterizza per un forte arrossamento e per uno spiccato gonfiore. In casi sporadici possono comparire anche sintomi più generali come nausea, vomito e febbre.

Un buon rimedio da poter utilizzare immediatamente, se si è punti mentre ci si trova in spiaggia, è mettere il piede nella sabbia calda. Da evitare ghiaccio, acqua fredda e ammoniaca. Se possibile, bisogna immergere immediatamente la parte ferita in acqua molto calda (37-max 40 °C) perché la temperatura inattiva le tossine termolabili di natura proteica.

Il dolore viene infatti attenuato rapidamente se il trattamento con il calore viene effettuato nel minor tempo possibile.

E’ importante munirsi, nel kit da spiaggia, di una pomata cortisonica locale a base di idrocortisone, reperibile su consiglio del farmacista, molto utile a seguito della terapia termica.

Eventuali cure cortisoniche sistemiche (iniezioni di betametasone) vanno valutate dal medico. E’ utile ricordare come siano inefficaci gli antiinfiammatori non steroidei (FANS, fra i quali i più comuni utilizzati sono ibuprofene, naprossene o ketoprofene).
Del tutto inutili e controproducenti anche rimedi casalinghi, purtroppo molto diffusi, quali spegnere una sigaretta sulla parte in cui si è stati punti o l’applicazione in loco di aceto.

Fonte: iss.it

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