Fumo: un killer da non sottovalutare per le malattie cardiovascolari

In Italia sono 11 milioni i fumatori, pari al 21% della popolazione, di cui ogni anno ne muoiono circa 80.000 per malattie legate al fumo. Tra tutti i decessi causati dalle malattie cardiovascolari, circa uno su cinque è connesso al fumo. Valore che aumenta drasticamente se accanto al fumo sono presenti altri fattori di rischio cardiovascolare (predisposizione familiare, ipertensione, diabete, sedentarietà, obesità).

Ma quali sono i meccanismi che favoriscono il rischio di ictus, infarto ed aneurisma aortico nei soggetti fumatori?

Il fumo, con le oltre 400 sostanze tossiche sprigionate dalle sigarette:

  • riduce la quantità di ossigeno che arriva al cuore,
  • aumenta la pressione sanguigna e il battito cardiaco,
  • danneggia la parete interna dei vasi sanguigni,
  • favorisce la vasocostrizione o gli spasmi delle arterie,
  • accresce la probabilità di sviluppare placche ostruttive e trombi nei vasi sanguigni.

Gli stessi rischi sono legati, secondo uno studio dell’Università del Kansas, anche all’uso delle sigarette elettroniche. Per i 66 mila utilizzatori di e-cig analizzati, la probabilità di ictus era aumentata al +71 %, di un evento cardiaco acuto al + 59 %, e di malattia coronarica al +40%. Infatti, il liquido riscaldato contiene: nicotina, che causa dipendenza nonché danni irreversibili sullo sviluppo cerebrale dei giovani fumatori; particelle ultrafini in grado di raggiungere le vie respiratorie profonde; sostanze aromatizzanti (come il diacetile) ritenuti corresponsabili di alcune malattie respiratorie, e metalli pesanti (nichel, piombo, stagno).

Smettendo di fumare il rischio di malattie cardiovascolari si riduce dopo circa un anno, avvicinandosi dopo vent’anni a quello di chi non ha mai fumato.

La Cochrane Collaboration analizzando 267 studi su più di 100 mila fumatori ha evidenziato che la terapia farmacologica aumenta di oltre l’80% la probabilità di riuscire a smettere di fumare rispetto a chi non usa nessun farmaco.

Ma quali trattamenti farmacologici possono essere usati per smettere di fumare?

Terapia sostitutiva, bupropione e vareniclina sono tutti efficaci. La vareniclina ha più del 50% di probabilità di successo rispetto a terapia sostitutiva e al bupropione; quando però vengono abbinate più modalità di erogazione con la terapia sostitutiva (per esempio cerotto e spray) l’efficacia è del tutto simile.

Perciò considerando, non solo le malattie cardiovascolari, che rimangono la prima causa di morte, ma anche gli altri aspetti negativi legati al fumo, come cancro e patologie polmonari, peggioramento delle allergie, diminuzione della fecondità, peggioramento cutaneo ecc… di certo è evidente che la scelta giusta sia quella di smettere di fumare al più presto; il farmacista è sicuramente il professionista che può aiutare, guidare, consigliare nel migliore dei modi, a raggiungere questo obiettivo in tempi minimi, grazie alle sue conoscenze, attraverso un oculato uso degli strumenti e dei presidi medico sanitari più efficaci e attinenti al caso specifico.

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/fumo/che-legame-ce-tra-fumo-a-malattie-cardiovascolari

A cura di Michela Soardi

 

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