Il farmacista: viaggio nella storia della professione

Oggi la farmacia italiana è in un momento di grande evoluzione.

Stiamo infatti assistendo ad un cambio di rotta epocale: i farmacisti, oltre alla dispensazione del farmaco al pubblico, loro prerogativa principale, si stanno sempre più concentrando sull’erogazione di servizi. In sostanza la farmacia non è più intesa solo come luogo specifico e privilegiato di vendita dei farmaci, ma anche come un presidio sanitario polifunzionale di prestazioni al servizio della comunità.

Questo cambiamento è in parte paragonabile a quello avvenuto nella seconda metà del 1800, quando da drogherie dove si vendevano farmaci, pitture, essenze e candele le farmacie sono diventate dei veri e propri laboratori galenici per la dispensazione di specialità medicinali su misura per i pazienti.

Ma chi era il farmacista prima del 1800? Il farmacista era chiamato speziale, ed era una persona di grande cultura: oltre all’aver compiuto studi in materie umanistiche, doveva aver frequentato due anni di lezioni di Chimica Farmaceutica e Botanica presso la Regia Università e aver praticato un tirocinio di cinque anni presso una spezieria autorizzata. Per poter esercitare la professione bisognava poi dimostrare grandi doti etiche e morali, certificate dal Parroco e dal Sindaco.

Partendo dalla sua bottega e dalle sue conoscenze e abilità nell’allestimento di prodotti curativi, lo speziale incrementò sempre più i suoi studi chimici, scardinando le vecchie teorie basate sugli umori. Fu così che grazie all’arte distillatoria e alla chimica individuò la vera anima viva degli estratti vegetali: il principio attivo. Nacque così la farmacologia e con essa la figura del farmacista, il grande protagonista in questo periodo di grande fermento. Risale a questo periodo la scoperta dell’ossigeno da parte del farmacista svedese Scheele e della morfina da parte di Serturner.

Il volto della farmacia tra l’800 e il 900 raggiunse quindi un equilibrio tra laboratorio e locale destinato alla vendita. Chiudendo gli occhi e lasciando spazio ai ricordi, si possono ancora intravedere gli scaffali con i vasi colmi di medicamenti di ogni genere: si sentono ancora i profumi delle spezie e della tradizione della nostra professione e qua e là si riescono a scorgere apparecchiature variegate per la lavorazione delle materie prime e le vetrine espositive che contengono boccette e vasetti con i cartigli originali indicanti il preparato farmaceutico.

Oggi la farmacia ha un aspetto molto differente da allora: sugli scaffali si susseguono scatolette dai colori e dalle forme più variegate, che provengono sempre più dall’industria e meno dal laboratorio. Tuttavia una cosa è rimasta immutata nel tempo: il farmacista come punto di riferimento fondamentale e insostituibile per il cittadino e la comunità. Ieri come oggi la farmacia rimane il primo luogo di accesso sicuro per la popolazione, grazie anche alla capillarità a livello territoriale, che permette ovunque si vada di trovare almeno una croce verde accesa, che con la sua luce rassicurante illumina giorno e notte anche i momenti più difficili e bui.

www.accademiaitalianastoriafarmacia.org

Contenuto validato e pubblico