INFLUENZA e FEBBRE, quando intervenire?

In questo periodo dell’anno è prassi confrontarsi almeno una volta con la febbre, molto spesso sintomo di influenza, ma senza allarmarci di fronte a questa risposta del nostro corpo al patogeno, vediamo quando è il caso di intervenire per abbassarla.

La febbre è una temperatura corporea elevata, ovvero una temperatura che superi i 38C° se misurata con termometro orale. Di norma consideriamo normale una temperatura pari a 37C°, valore che varia nel corso della giornata, infatti essa è più bassa al mattino presto per poi aumentare raggiungendo il picco nel tardo pomeriggio, momento in cui fisiologicamente si possono raggiungere anche i 37,7C°.

La febbre è associata a infezioni virali, come appunto la sindrome influenzale, in cui il virus viene a contatto per la prima volta con l’ospite.

Le sostanze che causano la febbre vengono definite pirogeni, quelli generati dal corpo umano in risposta all’infezione sono prodotti da monociti e macrofagi (due tipologie di globuli bianchi), si tratta di alcune citochine, che agiscono sul centro di regolazione della temperatura a livello ipotalamico interagendo con le terminazioni del nervo vago, “comunicando” al centro ipotalamico di aumentare il set point della temperatura.

La sindrome influenzale è caratterizzata da sintomi come la febbre, mal di testa, tosse, raffreddore, mialgia, stanchezza e diminuzione dell’appetito. L’intensità di questi sintomi aumenta velocemente fino a raggiungere il massimo dopo 2-3 giorni, ed essi permangono per circa 7-10 giorni, ma alcuni di essi, come stanchezza e tosse possono mantenersi fino a 3 settimane.

Fortunatamente questi tipici aumenti temporanei della temperatura corporea fino a 38-40C° son ben tollerati dagli adulti sani. Bisogna avere maggiore scrupolo quando essi si manifestino in persone con problematiche cardiache o polmonari, visto che il fenomeno della febbre causa un aumento della frequenza cardiaca e respiratoria.

Visto che l’influenza generalmente causa nei soggetti adulti febbre con durata massima di 4 giorni, è consigliato rivolgersi al medico se la febbre persiste oltre questo periodo di tempo a prescindere da altri sintomi.

Come abbiamo visto, la febbre aiuta il nostro organismo a difendersi contro l’infezione, quindi, di per sé la febbre non è pericolosa, (non deve superare i 41C°),e non c’è necessità di un trattamento farmacologico per il suo abbassamento, se non per migliorare il malessere ad essa associato. Il trattamento della febbre è invece consigliato in quei pazienti con demenza o con disturbi cardiaci o polmonari, per non metterli a rischio di complicanze.

I farmaci che sono utilizzati per diminuire la temperatura corporea sono definiti “antipiretici”. I più utilizzati e prescritti o consigliati sono il paracetamolo e i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come l’ibuprofene , l’acido acetilsalicilico e il naprossene , da assumere previa prescrizione del medico curante.

Visto che molti farmaci da banco usati contro l’influenza o il raffreddore contengono paracetamolo, i pazienti che ne fanno uso devono fare molta attenzione a non assumere contemporaneamente più fonti di paracetamolo per evitare sovradosaggi.

Altre metodiche di raffreddamento per abbassare la temperatura corporea, come l’uso di acqua nebulizzata, non sono necessari e sono sconsigliati tranne nei casi in cui la temperatura sia uguale o superiore a 41C°.

Sono sconsigliate anche le spugnature con alcol che può essere assorbito dalla pelle e può dare effetti nocivi.

 

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