La farmacia dei servizi: limiti e possibilità

In un momento di emergenza sanitaria, quale quello drammatico che oggi stiamo vivendo, torna ad essere di grande attualità il tema della cd “farmacia dei servizi”, con tutti i limiti e le facoltà ad essa connessi.

Creare un collegamento sempre più stretto tra medici e farmacisti viene ad essere sentito, ogni giorno di più, non soltanto come un’opportunità, ma anche come una vera necessità, al fine di poter meglio tutelare la salute pubblica.

Una necessità, questa, che tuttavia deve essere contemperata con le esigenze ed i divieti dettati dalle disposizioni vigenti in materia.

Resta infatti fermo sia il divieto di cumulo delle professioni sanitarie con quella del farmacista di cui all’art. 102 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie – Rd n. 1265 del 1934, così come la necessità di un ingresso separato tra ambulatori medico-chirurgici e farmacie, alle quali siano annessi, di cui all’art. 45 del R.d. n. 1706 del 1938.

E’ inoltre evidente che l’attuazione di una farmacia di servizi non potrà violare le disposizioni previste dal codice deontologico dei farmacisti, restando fermo sia il divieto di accaparramento di ricette di cui all’art. 18 del codice, sia il divieto di promuovere o incentivare la prescrizione o la dispensazione di farmaci di cui all’art. 17 del codice.

Si ricorda oltretutto, in proposito, che il comparaggio costituisce grave reato sanzionato ai sensi dell’art. 171 del R.D. 27 luglio 1934, n. 1265.

Nell’ambito di tali disposizione normative, si insinua oggi una progressiva apertura alla collaborazione tra medici e farmacia, sempre, tuttavia, mitigata dalla necessità di evitare che tale collaborazione possa sfociare in una forma di abuso della professione ad esclusivo vantaggio economico delle categorie in questione.

Tale apertura è stata attuata con l’emanazione della legge n. 69 del 2009 dove, all’art. 11, vengono individuati i servizi a forte valenza socio-sanitaria che possono essere erogati dalle farmacie pubbliche e private nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, quali:

  • la partecipazione delle farmacie al servizio di assistenza domiciliare integrata a favore dei pazienti residenti nel territorio della sede di pertinenza di ciascuna farmacia, a supporto delle attività del medico di medicina generale, anche con l’obiettivo di garantire il corretto utilizzo dei medicinali prescritti e il relativo monitoraggio, al fine di favorire l’aderenza dei malati alle terapie mediche;
  • la collaborazione ai programmi di educazione sanitaria della popolazione realizzati a livello nazionale e regionale, nel rispetto di quanto previsto dai singoli piani regionali socio-sanitari;
  • la realizzazione di campagne di prevenzione delle principali patologie a forte impatto sociale, anche effettuando analisi di laboratorio di prima istanza, restando in ogni caso esclusa l’attività di prelievo di sangue o di plasma mediante siringhe;
  • la prenotazione in farmacia di visite ed esami specialistici presso le strutture pubbliche e private convenzionate, anche prevedendo la possibilità di pagamento delle relative quote di partecipazione alla spesa a carico del cittadino e di ritiro del referto in farmacia.

A tale proposito appare di notevole interesse la sentenza del Consiglio di Stato n. 3357 del 7 luglio 2017, ove viene espressamente sancito il principio secondo cui “l‘evoluzione della normativa in materia mostra dunque che il divieto di cumulare la professione farmaceutica con l’esercizio di altre professioni sanitarie non impedisce di prevedere presso le farmacie giornate di prevenzione, nell’ambito di appositi programmi di educazione sanitari o di specifiche campagne contro le principali patologie a forte impatto sociale, anche mediante visite mediche, la cui finalità, sia però quella di favorire il valore essenziale della prevenzione sanitaria e l’anticipato contrasto di patologie a forte impatto sociale ”

Non si può più pertanto parlare oggi di un divieto di cumulo tra professioni sanitarie assoluto ed inderogabile, essendo ormai aperta la possibilità di una collaborazione tra figure sanitarie, anche in farmacia, seppure con attenzione ai limiti sopra richiamati.

Si auspica che tale apertura, in un momento difficile come quello attuale, possa costituire un’opportunità per sviluppare il concetto di farmacia come centro di erogazione di servizi sanitari, sempre più vicina ed attenta alle esigenze dei cittadini.

 

Testo Unico delle Leggi Sanitarie – Rd n. 1265 del 1934;

R.d. n. 1706 del 1938;

Legge n.69 del 2009 di Stato n. 3357 del 7 luglio 2017

 

 

 

 

 

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