La mobilità ritrovata

Con il 10-12% di tutti i decessi, l’ictus è la terza causa di morte in Italia. Peggiori sono solo l’infarto e il cancro. Il 10-20% delle persone colpite da ictus cerebrale muore entro il primo mese, un altro 10% entro il primo anno. Solo il 25% dei pazienti sopravvivono guarisce completamente. Fra costoro, il 75% manifesta una qualche forma disabilità e circa la metà vede la auto- sufficienza compromessa.

Sintomi dell’ictus possono essere transitori, costanti o peggiorare col passare delle ore. In ogni caso, i più frequenti sono l’improvvisa debolezza di arto, un’area del volto indolenzita, la confusione mentale, la difficoltà di parola, la perdita di equilibrio e di coordinazione, un dolore alla testa lancinante con possibilità di perdita dei sensi.

L’ictus, è un “colpo” (in inglese stroke) che si abbatte su una parte del cervello, causando l’interruzione dell’apporto di sangue ossigenato. Tale evento, provoca la morte cellulare dell’area colpita, che ha come conseguenza la perdita del controllo sul movimento di un braccio o di una gamba, sul linguaggio, la vista, l’udito o altro ancora, a seconda dell’area cerebrale danneggiata.

Il 75% degli ictus si verifica nelle persone con più di 65 anni, ma già dopo i 55 anni è frequente, raddoppiando a ogni decade. Circa l’80% di tutti gli ictus è ischemico. Quest’ultimo, si verifica se le arterie cerebrali sono ostruite dalla placca aterosclerotica. Quando l’ostruzione è complicata dalla presenza di un coagulo di sangue nello stesso distretto, si parla di ictus trombotico. Se invece il coagulo proviene dal cuore o da un altro distretto vascolare, si tratta di ictus trombo-embolico. Vi è poi l’ictus emorragico, che si verifica, quando un’arteria del cervello si rompe, provocando così un’emorragia intracerebrale e la cui causa scatenante è quasi sempre l’ipertensione.

Il TIA (Attacco Ischemico Transitorio) si differenzia dall’ictus per la minore durata dei sintomi. Nella maggior parte dei casi il TIA dura dai 5 ai 30 minuti. Tuttavia, la gravità del disturbo è solo procrastinata. Infatti, si stima che il 40% delle persone che manifestano un TIA, sarà colpita da un ictus vero e proprio in futuro.

Nei pazienti in cui la mancanza di esercizio dopo l’evento acuto è la prassi, si osserva che il rischio di un altro ictus aumenta man mano che le attività della vita quotidiana vanno calando

Di contro, sono molti gli studi che danno importanza all’esercizio fisico dopo un evento acuto come l’ictus. Si dovrebbe fare attività fisica almeno tre giorni alla settimana per 20-60 minuti, ma può essere sufficiente anche un’attività di soli 10-15 minuti. Il programma riabilitativo prevede l’esercizio aerobico, il rafforzamento muscolare e il riallineamento al cammino. Ad ogni modo, qualsiasi cosa è considerata migliore del divano e del letto: anche le semplici attività che restituiscono, in modo graduale, la resistenza e la forza fisica, come passeggiare o svolgere lavori domestici. Grazie a una motilità ritrovata, migliorano i parametri cardiovascolari, la forza muscolare, la capacità di camminare e, sul versante cerebrale, la memoria e le funzioni cognitive.

E’ estrema importanza aiutare i pazienti colpiti da ictus a sviluppare le competenze e la fiducia di cui hanno bisogno, per iniziare e mantenere un programma di esercizio che include l’attività aerobica e il ripristino della fisicità. Ovviamente il programma di lavoro sarà da adattare al singolo paziente, in base alla capacità fisica e alle possibilità di recupero. Un tale programma, è da avviare non appena il paziente ha preso confidenza con il suo nuovo stato di paziente, e fa presupporre di poter riprendere le proprie attività.

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