L’empatia nel futuro digitale

La rivoluzione digitale ha creato uno stato di ansia collettivo con percezioni distorte e contrastanti tra
quelle di chi ritiene che l’automazione sia l’industria del futuro e quelle di chi teme che i robot minaccino la nostra autonomia professionale.
I temi non sono ancora completamente maturi, ma i sistemi salute non potranno fare a meno della
rivoluzione digitale.

Come sarà parlare con un algoritmo anziché con un medico?

Ci è stato insegnato che l’empatia, la chiave del rapporto medico-paziente, è la capacità di porsi nello stato d’animo dell’interlocutore, nello sfruttare quella porzione di cura umana intangibile che produce miracoli clinici e terapeutici.

La digitalizzazione sembra escludere la compassione, ma se così fosse l’intelligenza
artificiale non dovrebbe avere un futuro e invece un futuro, seppur digitale, esiste.
Infatti, le applicazioni dell’artificiale sono in primis di tipo diagnostico, ma anche in psichiatria, nel
riconoscimento di fenotipi a partire da comportamenti digitali (uso di social media).

Per superare la paura dobbiamo immaginare la tecnologia al nostro servizio e svilupparla, non subirla. I sistemi artificiali permettono di dare valore ai dati prodotti dagli strumenti diagnostici o direttamente dai cittadini, creando un servizio che facilita il lavoro del medico e del farmacista e restituisce loro l’unico elemento più prezioso dei dati: il tempo di stare con i pazienti.

Contenuto validato e pubblico
Loggati per condividere questo contenuto