Partorire con l’ipnosi: anche in Italia si potrà

Dalla notizia un po’ gossip della preferenza di Kate e Meghan per un parto soft, e dal tanto rumor che i reali d’Inghilterra riescono a creare intorno a sé, è salito in auge il parto con l’ipnosi. All’ospedale Mauriziano di Torino dal prossimo autunno sarà possibile utilizzare questa tecnica.

All’Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Mauriziano di Torino diretta dalla professoressa Nicoletta Biglia arriva, dunque, il parto in ipnosi: questa nuova tecnica sembra riduca il travaglio e il dolore, rendendo il tutto molto più soft. Alcune ostetriche, dopo aver seguito un percorso di formazione presso la scuola Ipnomed, daranno anche questa possibilità di apprendimento alle future mamme durante i percorsi di accompagnamento alla nascita.

In cosa consiste questa tecnica?

In tv ci hanno abituati a vedere l’ipnosi come un metodo per far fare a qualsiasi individuo quello che si vuole; l’ipnosi medica, sottolineano al Mauriziano, non ha nulla a che vedere con tutto ciò. E’ una tecnica basata sul respiro e il rilassamento, che dà autocontrollo e riduce il dolore in sala parto.

Alcuni studi hanno rivelato che anche il nascituro ha vantaggi in un parto con l’ipnosi: aumenta infatti il flusso di sangue nella placenta e l’ossigenazione fetale. Tutto questo ha lo scopo di aiutare la donna a gestire il parto e il travaglio in autonomia. L’autoipnosi è proprio una gestione consapevole e volontaria delle proprie risorse mentali e del proprio corpo, che rende la persona in una condizione di potenziamento della persona rendendola più efficiente del solito.

Quindi presto sostituirà l’epidurale?

Più che sostituire l’epidurale, che comunque si consiglia alle mamme di capire cos’è e di fare un percorso formativo sull’argomento in modo da arrivare preparate al parto, può essere un’alternativa.  In ipnosi è addirittura possibile dimezzare la durata del travaglio rispetto alla media e anche questo effettivamente risulta essere un bel vantaggio per il controllo del dolore.

Una cosa da tener ben presente è che comunque non tutta la popolazione è ipnotizabile: un 20% buono non è recettivo alle tecniche ipnotiche; rimangono un 60% circa che risponde positivamente e un 20% che raggiunge uno stato molto profondo.

http://www.quotidianosanita.it/m/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=76484

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