Piatto sano: cervello giovane

Gli studi provano che una corretta alimentazione può fermare l’invecchiamento cerebrale: un team di scienziati americani ha sperimentato la Mind Diet, una dieta specifica per migliorare le capacità cerebrali e prevenire disturbi come l’Alzheimer. Il programma creato al Rush University Medical Center di Chicago combina alimenti provenienti dalla dieta mediterranea e da alcuni schemi nutrizionali mirati al controllo della pressione arteriosa a basso contenuto di sale. Si tratta di uno studio osservazionale con risultati confortanti nella riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, come infarto o ictus e di demenza senile. I ricercatori ipotizzano che la Mind Diet riduca lo stress ossidativo, l’eccessiva concentrazione di radicali liberi circolanti e l’infiammazione cronica silente.

Gli alimenti amici del cervello sono:

  • verdura fresca di stagione preferibilmente a foglia verde come cavoli, spinaci e lattuga almeno cinque porzioni a settimana;
  • frutti di bosco, come fragole, mirtilli e lamponi soprattutto di stagione almeno due volte a settimana;
  • frutta a guscio, come noci, mandorle e nocciole per sei porzioni settimanali;
  • olio extravergine d’oliva, almeno 2 cucchiai al dì;
  • cereali integrali, vari almeno 2 porzioni giornaliere;
  • pesce, tra cui salmone, sardine, trote e sgombri almeno 2 volte a settimana;
  • legumi almeno 3 porzioni a settimana;
  • pollame alimentato con mangimi biologici e controllati, una volta a settimana.

È concessa una piccola porzione di vino, ma sono, invece, da tenere a freno burro e grassi trans come la margarina, formaggi grassi, carne rossa, grassi in cottura.

Nulla di nuovo se stiamo a leggere con attenzione queste indicazioni che poco si discostano dal piatto della salute proposto dall’Harvard Medical School di Boston; questo deve incoraggiare a pensare che siamo sulla buona strada per il raggiungimento di un protocollo universale di educazione alimentare che faccia da prevenzione e sostegno per le patologie croniche da civilizzazione più diffuse e, ad oggi, anche per quelle legate alla degenerazione cerebrale.

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