Speranze dalla ricerca: un nuovo marcatore per la depressione

Sono 250 milioni le persone colpite dalla depressione, una malattia invalidante in cui solo il 40% dei pazienti risponde al primo farmaco prescritto. 

Questo comporta una rassegnazione dei pazienti e all’abbandono della terapia che deve quindi essere rimodulata dallo psichiatra. Gli antidepressivi infatti vengono prescritti con un metodo «prova e sbaglia»: dopo la diagnosi si sceglie una molecola, la si testa, e poi spesso si modifica lo schema terapeutico. 

Tuttavia la medicina di precisione si sta sviluppando anche in questo campo, con lo scopo di individuare immediatamente l’antidepressivo giusto per ogni paziente. 

A tal scopo, promettenti risultati arrivano da uno studio pubblicato su Nature Communications: maggiore é il livello della proteina gpr65 nel sangue maggiore è la risposta all’antidepressivo. 

Gli studiosi della McGill University (Montreal), hanno eseguito prelievi su oltre 400 pazienti in cura con antidepressivi constatando che in quelli che rispondevano bene al farmaco, i livelli ematici della proteina gpr56 erano più elevati della norma.

Ampliando questi dati preliminari la proteina  gpr56 potrebbe diventare un valido marcatore biologico, facile e veloce da misurare. 

Gli stessi ricercatori hanno ipotizzato che  Gpr56 abbia un ruolo nei meccanismi di insorgenza della malattia. Infatti, il «silenziamento» del gene di Gpr56 ha portato alla comparsa nei topi di comportamenti assimilabili alla depressione, svaniti dopo l’iniezione della proteina negli animali.

 «L’identificazione e studio di biomarker come la proteina Gpr56 – spiega Fagiolini -direttore della clinica psichiatrica del policlinico Santa Maria alle Scotte e ordinario di psichiatria all’Università di Siena – potrebbe permettere una migliore capacità di previsione del funzionamento di specifici antidepressivi e una migliore possibilità di non esporre il paziente a lunghi periodi di assunzione di farmaci poco efficaci».

A cura di Michela Soardi

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/neuroscienze/un-esame-del-sangue-puo-dirci-se-lantidepressivo-funziona

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