Tumore ai polmoni: se non ho mai fumato posso ammalarmi?

Oltre 6.000 diagnosi ogni anno nel nostro Paese, in soggetti non fumatori: un accertamento tempestivo ed accurato può essere decisivo.

L’attenzione tardiva o ridotta verso questa neoplasia, è spesso causata da una sottovalutazione iniziale, che porta il paziente a domandarsi: “Se non ho mai fumato, come ho fatto ad ammalarmi?”
Come sottolineato dal Mick Peake, docente di pneumologia dell’Università di Leicester e responsabile del programma per la diagnosi precoce del Public Health England (Phe): “Molte persone che non hanno mai fumato credono di potersi assolutamente ammalare di tumore al polmone”.
Sebbene la maggior parte di nuove diagnosi annue (80-85%) si registri in persone in contatto da molti anni con il tabacco, sono molti altri i fattori di rischio connessi: esposizione professionale a sostanze cancerogene, fumo passivo, inquinamento ambientale e il radon.
“Le evidenze che correlano questi fattori di rischio alla probabilità di insorgenza della malattia sono però abbastanza deboli: ciò lascia ipotizzare un ruolo rilevante giocato dai fattori genetici in larga parte a noi sconosciuti”, commenta Domenico Geletta, responsabile dell’unità di oncologia medica per la patologia toracica dell’Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari.
Sembra quindi necessario non sottovalutare dei campanelli di allarme, sia per i fumatori sia per i non fumatori, quali: tosse persistente, sangue nell’espettorante,dimagrimento, respiro corto, raucedine.
Il carcinoma a piccole cellule, risulta essere quello che maggiormente colpisce i non fumatori: l’intervento di prima istanza prevede l’approccio chirurgico, laddove consentito, sebbene la proliferazione che conduce a stadi avanzati della patologia, rendendola non operabile, sia molto più difficile da aggredire nei soggetti non fumatori, rispetto ai fumatori.
Risulta invece più semplice, stabilizzare la malattia partendo dalle nozioni note: è quasi sempre evidente un’ alterazione genetica molecolare: Egfr,Alk,Rosl,Braf, in questi casi la soluzione terapeutica offerta dai farmacia biologici, sembra dare buoni risultati.
La vera sfida rappresentata dalla diagnosi precoce e precisa ed una conseguente terapia mirata, può fare la differenza sia in termini di operatività terapeutica sia in termini di sopravvivenza, conclude Galetta: “Non possiamo compromettere la chance di sopravvivenza dei pazienti non fumatori per l’impossibilità di non formulare una diagnosi completa anche su base molecolare”.
Tanta è ancora la strada da fare, ma con i giusti mezzi a disposizione, la lotta contro una delle neoplasia più frequenti ed aggressive potrà in futuro avere un esito più favorevole, verso la guarigione del paziente.

A cura di Carolina Carosio

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