Il prelievo della cellule staminali del cordone ombelicale ha senso quando le cellule vengono donate; conservarlo privatamente non è necessario perché non trova un riscontro a livello scientifico.
In questi giorni si è sentito tanto parlare di cellule staminali legate al cordone ombelicale, a causa della notizia che è uscita sulle testate giornalistiche della sparizione di molti campioni dalla Cryo Save, l’azienda svizzera specializzata nel prelievo e conservazione privata.
Per curare alcune importanti malattie, soprattuto quelle oncoematologiche, il trapianto di midollo è una tecnica salvavita; questo perché risulta difficile reperire un donatore compatibile nel minor tempo possibile, dato che l’interventi terapeutico deve essere rapido. Così i ricercatori si sono spinti a considerare delle fonti alternative di cellule staminali emopoietiche: quelle presenti alla nascita all’interno del cordone ombelicale.
Le cellule staminali del cordone ombelicale hanno grandi potenzialità: sono in grado di ricostruire un midollo osseo dopo che è stato colpito dal trattamento radio-chemioterapico ad alte dosi; le malattie in cui possono essere utilizzarle sono le talassemie, le immunodeficienze e alcuni difetti metabolici.
In Italia una mamma che partorisce e vuole effettuare il prelievo dal cordone ombelicale ha di fronte a sé due scelte: la prima è quella di una donazione di collettività presso una struttura pubblica e il tutto è coordinato dal Centro Nazionale Sangue, in collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti; la seconda consiste in una raccolta e conservazione, che però deve avvenire all’estero, a pagamento delle cellule staminali da utilizzare per uso privato.
La conservazione privata attualmente risulta essere priva di presupposti concreti, basati su evidenze scientifiche, per considerarla appropriata: in caso di malattie oncologiche o genetiche, infatti, le proprie cellule del sangue cordonale potrebbero essere già portatrici del difetto genetico che ha portato alla malattia e, di conseguenza, risultare inutili. Rimane il fatto che, in ogni caso, l’uso di cellule staminali emopoietiche offre maggiori garanzie quali e quantitativamente parlando di delle cellule e della ripresa della funzione midollare dopo le terapie di chemio e di radio ad alte dosi.
A cura di Antonella Boldini




