La medicina omeopatica può sorprendere per la capacità di affrontare patologie che attraverso una corretta anamnesi ed una analisi visiva possono essere rilevate al banco da un farmacista esperto. Le patologie delle palpebre sono sovente sottovalutate e non sottoposte da parte del paziente ad un’analisi medica approfondita, per cui l’osservazione del paziente in farmacia può offrire un interessante supporto a tali e non poco frequenti disturbi.
Un minimo cenno di anatomia.
Le palpebre sono formazioni cutaneo membranose che rivestono l’occhio a scopo protettivo (dalla luce, dalla polvere e dagli agenti inquinanti) e per distribuire il liquido lacrimale (con funzione di difesa, lubrificazione, nutrizione, pulizia e trasparenza ottica); sono superiori ed inferiori e contengono le ghiandole lacrimali. La struttura muscolo tendinea delle palpebre è ricoperta esternamente dalla cute ed internamente dalla congiuntiva che aderisce alla sclera dell’occhio. Il margine che separa cute e congiuntiva è definito dalle ciglia, corpi piliferi che contengono circa 35 ghiandole di Mebonio che secernono sebo ciliare (con funzione di difesa dell’epitelio corneale e di controllo dell’evaporazione dello strato acquoso delle palpebra essendo più ricco di lipidi).
Le patologie che le caratterizzano sono blefariti, calazi ed orzaioli.
La blefarite rappresenta un’infiammazione delle palpebre con rossore, prurito e formazione di croste sulle ciglia; genera la sensazione di sabbia all’interno dell’occhio e fotofobia. Le cause possono essere eczemi, dermatiti, allergie, diabete, l’uso inappropriato di lenti a contatto, l’esposizione a polvere e vento, un’alterata secrezione sebacea delle ghiandole di Mebonio.
Si distinguono tre forme di blefarite: iperemica, squamosa ed ulcerativa. La diagnosi si basa sull’osservazione visiva dei sintomi per cui il farmacista rappresenta un primo screening importante prima di passare la palla allo specialista oculista che, attraverso il biomicroscopio, può confermare la presenza del disturbo.
L’igiene rappresenta la principale forma di prevenzione e cura: serve una pulizia e una detersione profonda con impacchi di acqua tiepida per eliminare croste e squame.
La terapia classica si avvale del supporto di colliri oftalmici e pomate all’ossido di zinco, antibiotiche e a base di corticosteroidi.
La medicina omeopatica, come stiamo imparando a comprendere, impiega sostanze che differiscono sia per la patogenesia che per le ampie caratteristiche terapeutiche e ci supporta nella terapia delle blefariti con:
Apis Mallifica 15 ch, l’ape triturata, diluita e dinamizzata, la cui somministrazione migliora la congestione intensa dei vasi e dell’edema congiuntivale che si estende alle palpebre. Utile quando si manifestano bruciori intensi e fotofobia; i sintomimigliorano nettamente con impacchi di acqua fredda. Medicinale omeopatico specifico per la cura dell’edema della palpebra inferiore. Posologia: 5 granuli più volte al dì
Kalium Carbonicum 9 ch, è il carbonato di potassio diluito e dinamizzato: cura l’edema della palpebra superiore. La posologia è rappresentata da 5 granuli mattino e sera sino a risoluzione dei sintomi.
Pulsatilla 9 ch: il fiore anemone è il grande rimedio dell’oftalmia dei neonati affetti da blefarite e catarro oculare, condizione abituale dei soggetti che si raffreddano ed hanno come prima comparsa il catarro a livello degli occhi prima che nel naso. La posologia è di 5 granuli più volte la dì.
Graphytes 9 ch, il carbone amorfo, la mina della matita è terapeutico nell’eczema della palpebra con secrezione di liquido mielicerico , le palpebre il mattino si manifestano appiccicate conscrepolature che raggiungono gli angoli degli occhi, le ciglia sono incollate da una sorta di cera vischiosa.
Il Calazio è una cisti dell’occhio (lipogranuloma), per precisione della palpebra, per infiammazione della ghiandola di Mebonio conostruzione del dotto. Presenta rigonfiamento del bordo palpebrale, con dolore e bruciore da sfregamento. Il calazio può essere causato da un’alimentazione caratterizzata da un eccessivo consumo di salumi e, nei bimbi, da difetti visivi non corretti. Tali difetti determinano la contrazione involontaria dei muscoli oculari per la messa a fuoco, causando la chiusura del dotto escretore delle ghiandole di Mebonio e difficoltà alla fuoriuscita del secreto ghiandolare con gonfiore ed infiammazione. Può essere conseguenza di blefariti ripetute. Terapia classica: pomata specifica antinfiammatoria cortisonica ed antibiotica. La tumefazione scompare in circa 10 giorni, qualora essa persista dopo circa 21 giorni, può essere che il calazio si sia indurito in un cisti che congloba la ghiandola. Dopo una valutazione specialistica oculistica, può essere opportuna la rimozione chirurgica.
Orzaiolo: è un’infezione che colpisce le palpebre, si presenta come un rigonfiamento delle ghiandole sebacee delle ciglia, appare come un foruncolo con punto biancastro che genera dolore e rossore. E’ causata da un batterio, lo staphylococcus aureus. E’ contagioso e la trasmissione avviene mediante sfregamento con le mani. L’orzaiolo, nella maggior parte dei casi, tende a maturare e scoppiare e non dovrebbe essere spremuto per non propagare l’infezione e non aumentare la flogosi palpebrale. La terapia classica consigliata è una pomata antibiotica; resta fondamentale una costante detersione del bordo palpebrale e una buona igiene (anche delle mani).
Terapia omeopatica d’integrazione:
Staphysagria Delphhinium 15 ch: pianta appartenente alle ranuncolacee, è il rimedio principe degli orzaioli e dei calazi a ripetizione, dell’infiammazione del bordo palpebrale, doloroso e tumefatto; la somministriamo nella posologia di 5 granuli una volta al dì, sino a scomparsa dei sintomi.
Pulsatilla 9 ch: da impiegare negli orzaioli ripetuti, soprattutto nelle ragazzine. I sintomi iniziano con una congiuntivite secca econ la sensazione di sabbia negli occhi per proseguire con la secrezione di catarro giallo (blefarite iperemica) e terminare infine con la formazione di noduli granuleggianti a capocchia di spillo con pus giallo all’interno (orzaiolo).
Thuya Occidentalis: terreno base della sicosi, diatesi omeopatica, da consigliare soprattutto nei pazienti affetti da recidive di calazied orzaiolo. Una dose di Thuya 30 ch da ripetere periodicamentepuò aiutare a modificare il terreno patologico che predispone a questi disturbi.
I medicinali omeopatici possono essere consigliati in associazione alla terapia classica perché non la contrastano né ne alterano l’efficacia, ma sono invece di supporto ad un processo di guarigione più veloce e di benessere più prolungato nel tempo.




