E’ tipico dell’uomo negare lo stato depressivo e mascherarne l’esistenza.
Le donne soffrono di depressione il doppio degli uomini, ma un dato allarmante balza alla vista: nel nostro Paese i tre quarti dei suicidi riguardano il genere maschile.
A differenza del gentil sesso, che manifesta lo stato depressivo con maggior tristezza e sconforto, quello maschile palesa una sintomatologia più fisica che umorale.
L’uomo depresso è irritabile, aggressivo e rabbioso, come una sorta di maschera volontaria, per velare uno stato psico fisico di estrema fragilità. Spesso sono stati riscontrati comportamenti tipici: bere più alcolici, lavorare ossessivamente, evitare situazioni sociali accompagnati da segni fisici evidenti, quali mal di testa, dolore alle giunture, stanchezza, mangiare e dormire troppo o troppo poco.
Il 5,5 per cento della popolazione maschile soffre di depressione.
Purtroppo poche volte, l’uomo prende seriamente questi segnali e la depressione viene dapprima sottovalutata, non diagnosticata e di conseguenza non curata.
Le terapie da seguire sono come per le donne: farmaci, terapia cognitivo-comportamentale e psicoterapia, ma sono utili anche accorgimenti quotidiani, che possono essere di supporto nella ricerca del benessere individuale.
Adottare nuovi stili di vita:
• parlare con amici e familiari: la condivisione come terapia personale
• yoga e meditazione: riducono lo stress e migliorano la qualità della giornata
• costruirsi una routine quotidiana, che renda la giornata più facile
• ridurre l’alcol, migliorando il proprio umore a lungo termine
La depressione è senza dubbio una patologia multifattoriale e come tale necessita di una presa in carico del paziente, sotto svariati aspetti e competenze: parlare, comunicare, essere di supporto spostando il punto di vista del paziente: è un lavoro di equipe tra i diversi operatori della salute che può fare la differenza, in termini di qualità della vita e supporto clinico.
A cura di Carolina Carosio




