Quasi 500 uomini ogni anno in Italia si ammalano di tumore al seno; difficili sono le diagnosi che risultano essere quasi sempre tardive e così anche i trattamenti, che sono meno efficaci dando un tasso di sopravvivenza piuttosto ridotto.
Gli uomini si ammalano molto meno rispetto alle donne di tumore al seno, ma quando questo accade devono fare i conti col fatto che hanno meno possibilità di sopravvivere; si pensa sempre che questo tipo di tumore sia prettamente femminile, ma il Italia ogni anno sono circa 500 gli uomini che devono affrontare questo percorso.
E’ appena trascorso ottobre, che come tutti sappiamo è il mese che vede la donna al centro per questa patologia, ma è corretto essere informati del fatto che anche gli uomini possono sviluppare il tumore al seno, e che le probabilità crescono per vari fattori: all’aumentare dell’età, con l’assunzione di farmaci ormonali, per l’esposizione a radiazioni ed altre.
Uno studio, pubblicato sulla rivista Jama Oncology, ha confermato che curare il tumore al seno nell’uomo comporta una serie di difficoltà ulteriori rispetto a curare quello della donna; messi a confronto gli esiti della malattia in due gruppi di pazienti è emerso che in ogni fase della malattia il tasso di mortalità tra gli uomini era più alto rispetto alle donne.
La spiegazione è sicuramente in parte da ricondurre al fatto che comunque nell’uomo si tende ad avere un ritardo diagnostico che provoca un conseguente lento processo di attivazione della cura; d’altro canto gli anni di esperienza ha portato i ricercatori a osservare che la risposta maschile alle cure è inferiore rispetto a quella delle donne. A dare questo risultato, secondo gli esperti, potrebbe essere la maggior propensione dell’uomo ad adottare stili di vita più a rischio: dall’abitudine al fumo, al consumo di bevande alcoliche, dall’inattività fisica all’obesità.
La Food and Drug Administration ha caldamente invitato a incrementare l’arruolamento nelle sperimentazioni anche degli uomini, in modo da capire come funzionano questi meccanismi biologici alla base della malattia, che differiscono certamente da quelli che si rilevano tra le donne, in odo da poter modificare le strategie terapeutiche e renderle più efficaci anche nell’uomo.
A cura di Antonella Boldini




