Malattia di Lyme e morsi di zecca, un binomio pericoloso

Le zecche, sempre più diffuse nel nostro Paese, nascondono un’ insidia che va oltre il semplice morso: la Borreliosi, comunemente conosciuta come malattia di Lyme.

La malattia prende il nome dall’ omonima cittadina del Connecticut dove è stata descritta per la prima volta nel 1975, ed è provocata da una spirocheta che penetra la pelle tramite il morso di zecca.

Può colpire i linfonodi o diffondersi nel sangue, interessando in particolare la cute con ben riconoscibili manifestazioni eritematose.

La sintomatologia consiste in una caratteristica lesione cutanea a forma di bersaglio, il cosiddetto eritema migrante, che può essere accompagnata, con un tempo di incubazione di massimo trenta giorni, da una sindrome parainfluenzale che si palesa con febbre, brividi, mialgia e mal di testa.

L’eritema migrante, partendo come una piccola macchia o papula rossa, è in grado poi di estendersi fino a decine di centimetri di diametro.
I margini sono ben delineati e di colore rosso, con una zona centrale più chiara.
Il centro della lesione può presentarsi indurito o vescicolare.
La lesione cutanea può risultare calda al tatto, ma poco dolorosa e poco pruriginosa.

Sintomi meno comuni sono l’ingrossamento dei linfonodi, nausea, vomito, congiuntivite, tendiniti o palpitazioni cardiache.

La pericolosità della malattia di Lyme sta nel decorso clinico della patologia stessa: dopo alcune settimane dall’ insorgere dell’eritema potrebbero svilupparsi alterazioni neurologiche o lesioni miocardiche.
Inoltre, il 60% dei pazienti sviluppa artrite entro due anni dall’ inizio della malattia, in particolare a carico delle articolazioni rotulee.

La terapia più efficace è la somministrazione di antibiotici nella forma precoce della malattia.

Le molecole di elezioni, da utilizzarsi dopo valutazione medica, sono la doxiciclina , l’ amoxicillina, la cefuroxima o l’ eritromicina.

Non esistendo un vaccino, la prevenzione resta l’unica arma in nostro possesso per evitare la malattia.

Risulta fondamentale l’utilizzo di repellenti attivi (contenenti in particolare icaridina) contro le zecche quando si visitano zone ad alto rischio quali prati e boschi.
Utili anche repellenti da utilizzare direttamente sui vestiti contenenti permetrina.

In caso di morso, la zecca va fatta rimuovere il prima possibile da personale sanitario evitando così che piccole frazioni di rostro possano restare inglobate nella sede di inoculo.

Non bisogna dimenticarsi infine neppure dei nostri amici a quattro zampe, utilizzando spot-on a base di fipronil.

Fonte: www.salute.gov.it

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